Quando si parla di sicurezza in moto, i guanti vengono spesso considerati un semplice accessorio contro il freddo. In realtà l’affermazione secondo cui non esistono guanti ad uso motociclistico di tipo omologato è falsa: esistono DPI certificati, con requisiti precisi per resistere a urti, abrasioni e strappi. Qui chiarisco la differenza tra marcatura CE, norma EN 13594 e obblighi previsti in Italia, con indicazioni pratiche per scegliere un modello adatto.
La risposta breve è che i guanti da moto certificati esistono
- Esistono guanti protettivi specifici per motociclisti.
- Il riferimento principale è la norma EN 13594:2015.
- La marcatura CE deve essere accompagnata da informazioni verificabili.
- Il livello 1 privilegia comfort e utilizzo quotidiano, il livello 2 offre protezione superiore.
- In Italia i guanti non risultano obbligatori come il casco, ma sono una protezione fortemente raccomandabile.
Sì, i guanti da moto omologati esistono davvero
La risposta corretta al quesito è quindi falso. Sul mercato si trovano guanti progettati per l’uso motociclistico e certificati come dispositivi di protezione individuale secondo il Regolamento UE 2016/425.
Nel linguaggio comune si parla di “guanti omologati”, anche se dal punto di vista tecnico è più preciso parlare di guanti con marcatura CE e conformità alla norma EN 13594:2015. L’omologazione riguarda soprattutto veicoli, caschi e componenti soggetti a specifiche procedure, mentre per l’abbigliamento protettivo si verifica la conformità ai requisiti dei DPI.
La confusione nasce anche dal Codice della strada. In Italia l’articolo 171 impone al conducente e al passeggero di ciclomotori e motocicli di indossare un casco protettivo conforme, ma non stabilisce un obbligo generale equivalente per i guanti. Questo, però, non significa che siano inutili o che un normale guanto da lavoro offra la stessa protezione.
Che cosa certifica davvero la norma EN 13594
La EN 13594:2015 è lo standard europeo dedicato ai guanti protettivi per motociclisti. Stabilisce metodi di prova e requisiti relativi, tra gli altri aspetti, a resistenza all’abrasione, lacerazione, taglio, cuciture, tenuta del guanto sulla mano e protezione dagli impatti.
La norma prevede due livelli di protezione. Il livello più alto non rende il guanto indistruttibile, ma richiede prestazioni superiori nei test. Io considero questo punto essenziale: la certificazione indica un livello di protezione misurato in laboratorio, non una garanzia assoluta contro ogni tipo di incidente.
| Indicazione | Significato pratico | Uso più adatto |
|---|---|---|
| Livello 1 | Protezione di base con maggiore libertà di movimento e comfort | Città, scooter, tragitti quotidiani e turismo tranquillo |
| Livello 2 | Requisiti più severi e maggiore resistenza, normalmente con ingombro superiore | Viaggi, guida veloce, strade extraurbane e uso sportivo |
| KP | Protezione delle nocche sottoposta a prova d’impatto | Chi cerca una protezione completa del dorso della mano |
La sigla KP significa “Knuckle Protection”, cioè protezione delle nocche. Può essere assente su alcuni guanti di livello 1, mentre il livello 2 richiede una protezione delle nocche conforme ai relativi test. Per l’uso stradale preferisco comunque un modello con KP, perché il dorso della mano è esposto sia agli urti sia allo sfregamento sull’asfalto.
Come riconoscere un paio conforme prima di comprarlo
Il colore, il marchio del produttore o la presenza di inserti rigidi non dimostrano da soli che un guanto sia certificato. Prima dell’acquisto controllo sempre l’etichetta interna, la scheda tecnica e le istruzioni fornite dal produttore.
Le informazioni più importanti da cercare sono:
- marcatura CE;
- pittogramma del motociclista;
- riferimento alla norma EN 13594:2015;
- livello di protezione, indicato generalmente con 1 o 2;
- eventuale sigla KP per le nocche;
- taglia, produttore, destinazione d’uso e istruzioni di manutenzione;
- dichiarazione di conformità UE, disponibile nella confezione o sul sito ufficiale del produttore.
Un guanto pubblicizzato come “da moto” ma privo di riferimento alla norma merita cautela. Può essere comodo e avere un buon aspetto, ma non offre la stessa garanzia documentale di un DPI certificato. La dicitura “CE” isolata, senza norma o informazioni coerenti, non dovrebbe bastare per una scelta consapevole.
Anche la vestibilità conta. Il guanto deve aderire senza comprimere le dita, permettere di azionare freno e frizione e restare fermo durante il movimento. La chiusura sul polso è importante perché impedisce al guanto di sfilarsi in una caduta, mentre un polsino lungo protegge meglio la zona tra mano e giacca.
Quale guanto scegliere tra città, turismo e pista
Non esiste un unico modello ideale per tutti. Un guanto estivo traforato può funzionare bene nel traffico urbano, ma risultare insufficiente per un viaggio autostradale in inverno. Al contrario, un guanto racing molto lungo e rigido può offrire protezione eccellente, ma diventare scomodo per brevi spostamenti quotidiani.
| Scenario | Caratteristiche consigliate | Compromesso da accettare |
|---|---|---|
| Città e scooter | Livello 1, dita sensibili, chiusura sicura, buona ventilazione | Protezione generalmente meno completa rispetto ai modelli lunghi |
| Turismo | Polsino lungo, palmo rinforzato, impermeabilità o membrana traspirante | Più calore e minore immediatezza sui comandi |
| Guida sportiva | Pelle resistente, doppia chiusura, KP, protezioni rigide e livello 2 | Maggiore costo e minore comodità nelle soste |
| Uso invernale | Isolamento termico, impermeabilità, fodera stabile e dita sufficientemente mobili | Ingombro superiore e sensibilità ridotta |
Come riferimento realistico, un paio certificato per uso urbano può partire da circa 30-50 euro, mentre i modelli touring e racing salgono facilmente a 80-300 euro o più. Il prezzo non sostituisce la verifica della certificazione: un guanto costoso ma della taglia sbagliata protegge peggio di un modello più semplice indossato correttamente.
Per l’estate sceglierei un modello ventilato ma non eccessivamente sottile, con palmo rinforzato e nocche protette. Per l’inverno darei priorità alla capacità di mantenere sensibilità sui comandi, perché mani fredde e dita rigide possono compromettere la guida quasi quanto una protezione poco efficace.
Gli errori più comuni quando si valutano i guanti da moto
Il primo errore è pensare che i guanti da sci, da lavoro o da mountain bike possano sostituire automaticamente quelli motociclistici. Possono proteggere dal freddo o da alcuni rischi specifici, ma non sono necessariamente progettati per una caduta con scivolamento sull’asfalto e per la ritenzione sul polso.
Un altro errore è scegliere il guanto solo in base alla presenza della protezione sulle nocche. La KP è utile, ma la sicurezza dipende dall’insieme del prodotto, compresi palmo, cuciture, dita, chiusura e resistenza dei materiali.
- Non confondere un guanto alla moda con un DPI certificato.
- Non acquistare una taglia troppo grande per indossare facilmente un sottoguanto.
- Non lasciare che la protezione rigida limiti la chiusura delle dita sui comandi.
- Non usare guanti danneggiati, con cuciture aperte o protezioni spostate.
- Non lavare il prodotto ignorando le istruzioni, perché calore e detergenti aggressivi possono alterare pelle, membrane e imbottiture.
La manutenzione è meno spettacolare della scelta del modello, ma incide molto sulla durata. Dopo un acquazzone lascio asciugare i guanti lontano da termosifoni e fonti di calore diretto, mentre per la pelle uso soltanto prodotti compatibili. Se il guanto è coinvolto in una caduta, lo sostituisco anche quando il danno esterno sembra minimo, perché le cuciture o gli strati interni possono aver perso efficacia.
La protezione che resta utile anche quando il Codice non la impone
I guanti da moto certificati esistono e si riconoscono soprattutto dalla combinazione tra marcatura CE, EN 13594:2015 e livello di protezione dichiarato. In Italia non sono equiparati al casco come obbligo generale di circolazione, ma le mani sono tra le prime parti del corpo che si cerca istintivamente di appoggiare durante una caduta.
La scelta più sensata è quindi acquistare il modello che si riesce a indossare sempre, non quello più tecnico soltanto sulla carta. Una buona vestibilità, una chiusura stabile e una certificazione verificabile fanno la differenza molto più di un logo appariscente o di una protezione aggiunta senza dati chiari.